Il prete che finiva la Messa e saliva sul trattore
Il Ruchè esiste oggi grazie a un parroco di campagna.
Se questo vitigno straordinario non è scomparso, se ha una DOC, se lo conosciamo, lo dobbiamo a un prete che nel 1964 arrivò a Castagnole Monferrato e non riuscì a ignorare le vigne abbandonate della parrocchia. Si chiamava Giacomo Cauda. Veniva dal Roero, aveva estrazione contadina, e quelle vigne trascurate non le poteva vedere.
Tra quei filari trovò una varietà sconosciuta. Assaggiò l'uva: sapore gradevole, raffinato. Provò a vinificarla in purezza - cosa che nessuno faceva. Assaggiò il vino. Lo fece assaggiare ad altri. Fu preso dall'entusiasmo.
"Ci ho creduto perché l'ho gustato", dirà anni dopo.
Don Giacomo Cauda divenne il primo a credere nel Ruchè come vino secco, varietale, venduto in bottiglia. Finiva la Messa, si cambiava in fretta, saliva sul trattore. Con i soldi del vino creò l'oratorio e ristrutturò la canonica. Era un prete contadino e il Ruchè deve tutto a lui.
Una storia collettiva
Non era solo. Lidia Bianco, la maestra del paese, e Romana Valenzano, la sindaca, si spesero in prima persona per la causa. Don Cauda raccontò: "Spinto dalla maestra e dalla Lidia partii deciso nel rinnovamento delle viti, che erano tutte all'aria!"
Piantata la vigna, nacque l'etichetta "Ruchè del Parroco" - il primo vino varietale secco di Ruchè venduto in bottiglia. Don Giacomo lo produsse, lo vendette, lo fece conoscere.
Nel 1987, dopo vent'anni di lavoro, arrivò l'istituzione della DOC Ruchè di Castagnole Monferrato. La visione del parroco aveva preso forma.
Nel 1993, obbligato a lasciare la vigna, un suo parrocchiano continuò l'opera: Francesco Borgognone, che produsse Ruchè dalla Vigna del Parroco per altri ventitré anni.
“"Che Dio mi perdoni per aver a volte trascurato il mio ministero per dedicarmi anima e corpo alla vigna. Finivo la Messa, mi cambiavo in fretta e salivo sul trattore. Ma so che Dio mi ha perdonato perché con i soldi guadagnati dal vino ho creato l'oratorio e ristrutturato la canonica.”
La vigna più antica
Nel 2016, quando Francesco Borgognone decise di vendere, Luca Ferraris divenne custode della Vigna del Parroco. Non fu un'acquisizione: fu ereditare la responsabilità di chi aveva visto per primo il valore di queste colline.
La Vigna del Parroco è la vigna più vecchia dell'area del Ruchè, la prima vigna riconosciuta come tale dal Ministero dell'Agricoltura nell’elenco delle menzioni della Regione Piemonte. Ma soprattutto, è vigna viva. Continua a produrre. Don Cauda negli anni Sessanta aveva visto valore dove altri vedevano abbandono. Luca, trentacinque anni dopo, fa lo stesso.
Una bottiglia simbolo
L'eredità non è solo la terra. È anche la bottiglia.
Vigna del Parroco è la bottiglia iconica del Ruchè. Un'etichetta che va oltre Ferraris Agricola, che appartiene alla storia di un'intera denominazione e di un'intera comunità. La custodiamo con la responsabilità di chi sa di avere tra le mani qualcosa che non è solo nostro.
Dal colore rubino intenso al naso esprime le caratteristiche parzialmente aromatiche del vitigno. In bocca, tutta l'eleganza di piante con più di sessant'anni.
Dalla storica bottiglia che Don Cauda produsse negli anni Sessanta alla bottiglia di oggi, il nome rimane lo stesso. La stessa vigna, le stesse radici, lo stesso vino. È la continuità fisica di ciò che Don Cauda aveva iniziato - la testimonianza che attraversa le generazioni.
Don Cauda, negli ultimi anni della sua vita, disse: "C'è stata fortuna, una fortuna di menti: persone che avevano delle idee. E sono contento perché oggi la comunità di Castagnole ha un vino apprezzato: il vino migliore è il Ruchè."
Questa è l'eredità che custodiamo.